venerdì 30 ottobre 2015

L’ Arte di Agar



Pensate che i batteri siano noiosi, orrendi e assolutamente fastidiosi? Sbagliato! La prova che smentisce ciò è costituita dal concorso annuale “Agar Art Competition” istituito dall’ American Society for Microbiology.

Per questo evento, microbiologi e artisti devono creare un disegno costituito interamente da colonie di batteri, funghi e agenti microbiologici su una piastra di Petri riempita di agar, un polisaccaride usato come base gelificante per creare un terreno di coltura per microorganismi, quali i batteri.

Il risultato? È favoloso. Chi mai avrebbe pensato che dai batteri si potessero ricavare delle tali (e potenzialmente pericolose se non fossero fissate con resina epossidica in modo da evitare qualunque rischio) opere d’ arte? Non mi dilungherò troppo in chiacchiere e vi faccio direttamente vedere alcune delle opere più belle realizzate per l’edizione del 2015. Godetevele!




Vincitore del primo premio per l' edizione 2015, "Neurons", Di Mehmet Berkmen del New England Biolabs e Maria Penil. Creato con Nesterenkonia (giallo), Deinococcus (arancione) e Sphingomonas.





Terzo  posto, "Harvest Season", Il Saccharomyces cerevisiae è un tipo di lievito. È l’agente attivo più comune nella maggior parte dei cibi che mangiamo tutti i giorni, come pane, vino e birra, sin dai primi sviluppi della civiltà umana. Questo è uno dei più studiati organismi eucariotici in biologia molecolare e cellulare e ha permesso di scoprire moltissime proteine che oggi sappiamo essere fondamentali all’ essere umano.




"Cell to Cell", una delle creazioni più belle in questa competizione, 
crea una comunicazione tra il mondo microscopico e quello macroscopico. Realizzato con Serratia (rossa) e Nesterenkonia (gialla), rifinita poi con Deinococcus (arancione) e Sphingomonas.



"Cell", realizzato con Nesterenkonia, Deinococcus e Shingomonas.




“Jellyfish”, usando gli stessi agenti dei precedenti Petri, con un tocco in più di bianco dato dal Bacillus, per rappresentare l’ eterna danza di due meduse. 


“Mushrooms”, l’ autore si è ispirato dalle forme biologiche di alcune piante acquatiche per il suo lavoro.



“The Streptomyces Sky”, che da come dice il titolo rappresenta un cielo di Streptomyces coelicolor, un batterio filamentoso gram-positivo. Le colonie di questo batterio quando attraversano una serie di cambiamenti passano da creare singole spore a miceli multicellulari che producono filamenti formando poi delle spore vere e proprie. Nel momento in cui iniziano a crearsi questi filamenti, le colonie assumono una colorazione bianca e una forma che ricorda quella delle stelle.

Quando le colonie di Streptomyces sono soggette a stress, possono produrre un eccesso di composti che sono biologicamente attivi in modo da combattere la minaccia. In questo caso, per fare il colore del cielo, è stato aggiunto un antibiotico (spectinomicina) che ha causato la secrezione di un pigmento blu, in inglese “actinorhodin”, che ha coperto parte del medio creato con farina di soia per dare diverse gradazioni di colore.



“Flowering Sunshine”, creato in un medio moderatamente selettivo, sono stati usati Salmonella, Shigella ed E. coli che hanno assunto colorazioni diverse grazie all’ utilizzo di lattoso, saccarosio e salicina.



“The Starry Night” che prende ispirazione da Vincent van Gogh. I materiali cromogenici presenti nell’ agar hanno rilasciato un composto colorato che quando viene idrolizzato da uno specifico enzima, permette a un particolare batterio di avere un colore diverso su di esso. Il marrone è dato dal Proteus mirabilis, il bianco dall’ Acinetobacter baumanii, il celeste-verde dall’ Enterococcus faecalis, il blu scuro invece è Klebsiella pneumonia.



“Yeast Go Viral”. Creato con lieviti per dimostrare che non tutti i virus sono pericolosi, infatti alcuni tipi di virus micotici inducono la produzione di tossine che uccidono altri virus permettendo all’ organismo che li ospita di crescere senza produrre necessariamente alcuna malattia.



Ecco infine un' onda di candida, opera dell' artista Maria Penil che però non ha partecipato al concorso di quest' anno.

Che ne pensate? Non sono bellissimi? Secondo me sono assolutamete originali! Anche se bisogna ammettere che non tutti i microbiologi sono dei bravi artisti...


Oh beh, almeno ci hanno provato!

Se siete interessati a partecipare, provateci! Vi lascio il link di seguito per iscrivervi alle prossime edizioni:


Spero vi sia piaciuta questa forma d' arte un po' particolare, grazie mille per aver letto il mio post. Al prossimo articolo e buon fine settimana a tutti voi!



lunedì 26 ottobre 2015

L’Ordine del Disordine - di Marco Lazzara



Cari lettori, per oggi la musica cambia! 
Non sarò io a tenervi compagnia con questo articolo, ma un mio amico un po' speciale: Marco Lazzara! Per chi non lo conoscesse, vi invito a leggere il mio articolo precedente dove recensisco il suo secondo libro e vi parlo di questo singolare scienziato. 
Perchè Marco è mio ospite oggi? Per festeggiare i 4100 iscritti della community "Blogger e Blog", evento per cui è stato organizzato un concorso dal nome "Guest blogger per un giorno" di cui  potrete leggere le caaratteristiche qua "Guest blogger per un giorno"
Spero che questo non sarà né il primo né l'ultimo articolo con la sua firma che leggerete sul mio blog perchè, al di là del concorso, è sempre un piacere avere Marco come ospite sia nella mia casa virtuale che in quella reale! 
Pian piano recupererò e ripubblicherò anche tutti gli articoli che erano usciti sul mio vecchio e ormai deceduto blog, portate pazienza ma ho problemi tecnici ultimamente. E quindi iniziamo! Lascio la parola a Marco Lazzara, divertitevi e buona lettura ;) 

Guest-Post – L’Ordine del Disordine
di Marco Lazzara

Avete presente quelle persone che sfoggiano pettinature disordinate? Sembra che escano di casa come si sono alzate dal letto, senza preoccuparsi del proprio aspetto. Spesso invece non sono così casuali come sembrano - come ben sanno gli stylist - sono cioè frutto di un attento lavoro: la posizione distratta di una ciocca o di un ricciolo serve a dare un’immagine di trascuratezza che magari non si ha davvero.
Perché questa premessa così strana? Mi interessava fare un esempio preso dalla vita di tutti i giorni. Questo perché la questione di ordine e disordine interessa molto ai chimici.
Lo stato solido si divide in due categorie: i cristalli, dove è presente un ordine regolare dato un motivo (cella elementare) che si ripete sempre uguale con regolarità lungo l’intera struttura, e gli amorfi, dove questo è assente. Per cui si dice che un cristallo ha un ordine a lungo raggio, mentre un amorfo a corto raggio (rispetto ai fluidi, che sono maggiormente disordinati).
Per esempio, nel carbone il carbonio è sotto forma di amorfo, mentre in grafite, diamante e fullereni è in forma cristallina. Ma la situazione è in realtà più complessa: all’interno del carbone ci sono zone cristallizzate in grafite, per cui si hanno zone di ordine “locale”.
Ma questo è solo l’inizio. È una scoperta relativamente recente (1984) l’esistenza dei quasicristalli, valsa nel 2011 il Premio Nobel per la Chimica a Dan Shechtman.
In un normale solido cristallino ogni cella elementare è circondata da uno schema di celle identiche; lo schema è periodico, per cui, riempiendo tutto lo spazio con esso e facendolo scivolare in una certa direzione, ogni elemento si ritroverà esattamente dove c'era un elemento identico nello schema originale. La posizione di ogni punto è quindi sempre perfettamente prevedibile.
Nei quasicristalli lo schema è invece quasiperiodico. La disposizione locale degli elementi è fissa e regolare, ma non è periodica lungo tutto il solido: ogni cella ha una configurazione differente di celle che la circondano. Quindi la posizione di ogni punto non è più prevedibile, come in un sistema disordinato. Eppure un ordine c’è, ma è di tipo diverso.
Alcuni quasicristalli presentano simmetria di ordine 5, il che è interessante, in quanto nei cristalli ordinari sono possibili solo quelle di ordine 1, 2, 3, 4 e 6, perché sono le sole a creare incastri che occupano tutto lo spazio senza lasciare “buchi”. La chimica dello stato solido è infatti tutta una questione di geometria e di spazi da riempire al meglio e i quasicristalli hanno rivoluzionato (e complicato) l’idea che abbiamo di struttura della materia.

Modello di un quasicristallo di Ag-Al

Un quasicristallo di Ho-Mg-Zn

Ogni schema quasiperiodico può essere formato da uno schema periodico in qualche dimensione superiore. In un cristallo, i difetti (perché cristalli perfetti esistono solo a 0 K) sono punti dove lo schema si interrompe. In un quasicristallo, i difetti sono dove il sottostante spazio tridimensionale viene come piegato o spezzato, perché passa attraverso uno spazio di più alta dimensione. Quello che sto cercando di far notare è un sistema che visto da vicino appare disordinato, ma che se si cambia prospettiva (ci si allontana), emerge allora un ordine di dimensione superiore, più complesso.
Alcuni quasicristalli possono inoltre essere sezionati in modo tale che gli elementi sulla superficie seguano esattamente lo schema di una tassellatura di Penrose: si tratta di uno schema di figure geometriche basate sulla sezione aurea (rapporto che vale ½+√1,25), che permette di ottenere una tassellatura di superfici infinite in modo aperiodico.

Tassellatura di Penrose

Parlando di dimensioni, è forte l’analogia con la geometria frattale. Un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia (trasformazione geometrica che dilata o contrae gli oggetti, mantenendone invariati gli angoli, ossia la forma) interna: si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, ovvero ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all'originale. In matematica sono considerati oggetti di dimensione anche non intera, quindi fratta.

Frattale di Mandelbrot

La natura produce molti esempi di forme simili ai frattali. La struttura di alberi, nubi, cristalli di ghiaccio, di alcune foglie e fiori, l’andamento dei fulmini, ma anche la forma delle coste e il profilo geomorfologico delle montagne. Il caso occupa un ruolo rilevante, in quanto l’omotetia interna fa sì che abbia la stessa importanza in qualsiasi scala. Gli oggetti frattali sono inseriti nello studio di sistemi dinamici caotici.
Secondo Mandelbrot: « Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l'argomento più il mistero aumenta. »

Rappresentazione di una rete neurale

Anche qui abbiamo il caso di qualcosa apparentemente disordinato, caotico, ma che cambiando prospettiva mostra invece un grado di ordine notevole. Dicevamo che ordine significa che ogni costituente di un sistema ha una posizione prevedibile, mentre disordine indica una non-prevedibilità; se l’andamento di fenomeni caotici è descrivibile attraverso la geometria frattale (ovvero è possibile prevederne l’andamento) vuol dire, in questa accezione, che non vi è disordine.

Questo articolo si conclude con una riflessione, ma che forse è base per una teoria. Se prendessimo le giuste distanze da un sistema che ci appare disordinato, scopriremmo un grado di ordine più elevato? In questo caso, ha ancora senso parlare di disordine, o piuttosto sarebbe meglio parlare di gradi di ordine, magari frazionari? Ovvero, la domanda delle domande: esiste davvero il disordine?

domenica 25 ottobre 2015

Quando gli Arcani raccontano una storia



Questa volta ho deciso di scrivere una recensione un po’ speciale sull' ultima creazione di un mio caro amico. Sul mio vecchio blog ne avevo già fatta una simile per un altro libro, avevo ospitato lo scrittore per alcuni articoli e organizzato una presentazione nella fumetteria dove collaboro. Quindi sentirete parlare di lui molte altre volte, preparatevi!

Oggi vi voglio raccontare del secondo libro di Marco Lazzara intitolato “Arcani”. Ma prima mi sembra giusto presentarvi l’autore, per chi non lo conoscesse.

Marco Lazzara è un giovanissimo professore originario di Moncalieri, che insegna ai ragazzi
desiderosi di intraprendere una carriera scientifica come affrontare l’insidiosa e affascinante chimica. Come se non bastasse, quest’ uomo impavido (e a detta mia pure un po' matto) è anche uno scrittore!


Ha pubblicato racconti su diverse antologie e nel 2013 è uscito il suo primo libro “Incubi e Meraviglie” edito da GDS, una raccolta di storie che spaziano dal genere fantascientifico fino a raggiungere l’horror e il noir.
Qualche settimana fa è uscito il suo secondo libro, “Arcani” in formato e-book, che presto vedrà la luce anche in formato cartaceo (il link per acquistarlo lo trovate alla fine dell’articolo).

Il libro, come potrete intuire dal titolo, ha come tema gli Arcani Maggiori dei tarocchi: sono in tutto 22 storie, una per ogni carta, racchiuse in una cornice che lega assieme le storie e apre e chiude la vicenda narrata.
Prendo la descrizione direttamente dalla quarta di copertina:

Durante una fiera di paese, un giovane uomo entra incuriosito nel padiglione della zingara. La donna lo strega con una sorta di malia, con cui lo tiene avvinto a sé, ed estratto un mazzo di tarocchi, inizia a raccontargli delle storie, una per ogni carta dei 22 Arcani Maggiori. Queste storie un po’ per volta si rivelano collegate l’una all’ altra da un misterioso filo conduttore, finché, giunti all’ epilogo della vicenda, ogni carta verrà girata e ne verrà svelato il reale significato.

Personalmente adoro questo libro, seppur mi abbia fatto provare emozioni contrastanti. Ho iniziato a leggerlo molto incuriosita dal prologo ed è stato come intraprendere un’avventura, partire per un viaggio. A metà del secondo racconto ho pensato “Marco deve essere impazzito del tutto, adesso si mette a scrivere storie porno-soft” e poi invece il finale mi ha lasciata di stucco. Continuando con la lettura, altri pensieri mi sono passati per la testa, come “ma no! Ma che orrenda fine per quella povera creatura!” oppure “chissà cosa pensava Marco mentre scriveva questo racconto”. Storie che spaziano in generi letterari completamente diversi: fantascienza, fantasy, giallo, storie romantiche e di folli scienziati e sognatori, storie che non potranno fare a meno di ammaliarvi e sorprendervi proprio come se fossero raccontante da una zingara che vi ha stregati.

Pian piano che andavo avanti, sono rimasta sempre più affascinata e catturata dalle storie, dalle parole e dai personaggi fino ad arrivare al finale.
Fantastico, geniale e allo stesso tempo inaspettato. Mi ha completamente spiazzata. Qualche domanda me l’ero fatta a metà del libro in effetti, ma non mi aspettavo una conclusione così splendida e originale.



Ovviamente scordatevi ogni tipo di spoiler, perché voglio che lo leggiate e rimaniate sorpresi almeno quanto me!

Che altro dire? In questo libro potrete trovare tutte le caratteristiche di Marco: malizioso, imprevedibile, tremendo, unico, sorprendente, dolce, folle e sognatore.
Non posso che raccomandarvi di leggere i racconti di questo meraviglioso cantastorie e augurarvi una lettura piena di sorprese e imprevisti!

Ecco inoltre l’indice con i racconti presenti nel libro, per farvi un’idea a che cosa andate incontro leggendolo (ma tanto non potete nemmeno immaginarlo muahahah!):

Prologo
Arcano I, Il Mago: Giocattoli
Arcano II,La Papessa: Concorso di Bellezza
Arcano III, L'Imperatrice: Addio, Mia Amata
Arcano IV, L' Imperatore: Il Piccolo Re dell' Orrore
Arcano V, Il Papa: Il Mio Regno per un Neutrino!
Arcano VI, L' Innamorato: Cenerentol al Gran Ballo
Arcano VII, Il  Carro: Un Tenero Souvenir dal Messico
Arcano VIII; La Giustizia: Per la Gloria del Quarto Reich
Arcano IX, L' Eremita: Salto Temporale
Arcano X, La Ruota: Attento a Ciò che Desideri!
Arcano XI, La Forza: La Scelta dell' Orco
Intermezzo
Arcano XII, L' Appeso: Bestiale Vendetta
Arcano XIII, La Morte: Amaro Ritorno al Presente
Arcano XIV, LaTemperanza: Il Riscatto
Arcano XV, Il Diavolo: Il Mattino Ha l' Oro in Bocca
Arcano XVI, La Torre: La Visita dei Genitori
Arcano XVII, Le Stelle: Gocce d' Argento dalle Stelle
Arcano XVIII, La Luna: Uno di Questi Giorni, Alice...
Arcano XIX, Il Sole: Le Stelle nel Cielo
Arcano XX, Il Giudizio: Un Mondo di Pazzi
Arcano XXI, Il Mondo: Lezioni Private
Arcano XXII, Il Matto: Solitudine
Epilogo

Non perdetevelo! Ed ecco il link per comprare il formato e-book:


Ed ecco invece i link dove potrete acquistare il suo primo libro:
Formato e-book: http://tinyurl.com/q4mzllm
Formato cartaceo: http://tinyurl.com/n4tzo5v
Grazie per aver letto questa recensione e a domani con un guest-post a sorpresa! 

Solo al mio gatto non è piaciuto "Arcani"... ha infatti provato più volte a impedirmi di leggerlo!




martedì 20 ottobre 2015

Tutte le immagini portano scritto: "più in là!"



Oggi vi voglio parlare di una delle mie poesie preferite, di cui apprezzo particolarmente gli ultimi versi, che hanno fatto parte della mia tesina di maturità associata alla foto che vedrete alla fine. Quindi condivido i miei pensieri sulla vita e la poesia, senza pretendere che essi siano giusti o sbagliati. Siete liberissimi di criticare e lasciare la vostra opinione!

Dunque perché vi parlo di una creazione di Eugenio Montale?

Molti di voi potranno pensare che discutere di poesia e specialmente di un autore che viene studiato a scuola, possa essere noioso ma non sono qua per farvi l’analisi del testo. Personalmente credo che una delle ultime cose che si debba fare quando si ha di fronte una poesia sia farne proprio la parafrasi e analizzarla.
Di certo Montale non aveva come fine primo quello di far diventare matti gli studenti tra rime, allitterazione ecc., quindi sorvoliamo!

Iniziamo dunque: cos’è la poesia?

È forse estetica? Puro intrattenimento? No. La poesia è evasione, fuga da quella realtà che non corrisponde alle nostre aspettative, quella realtà con cui Montale e molti altri poeti sono in disarmonia.

Cosa rappresenta dunque questa poesia?
Vi lascio il piacere di leggerla, prima di esporvi il mio punto di vista.

Maestrale

S'è rifatta la calma
nell' aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.

Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora
il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiara 
la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia 
vita turbata.

O mio tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:

sotto l' azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perchè tutte le immagini portano scritto:
"più in là!".


Personalmente trovo a dir poco stupendi questi ultimi quattro versi in particolare. La foto che ho associato l’ho scattata durante uno dei miei viaggi e secondo me rispecchia la poesia. Vediamone insieme il significato.

Montale ci propone delle immagini: la costa tranquilla, le palme che ornamentano le strade e i giardini, il mare con piccole onde create dal delicato vento. Immagini di una realtà tranquilla, dolce e armoniosa, illusoria e inconsistente.
Come uccelli di mare, voliamo nel cielo leggeri guardando quello che ci aspetta, che ci circonda. Queste immagini, che compongono la realtà, non bastano all’ uomo, che cerca costantemente la libertà, l’imprevisto, altro, qualcosa di più. La quiete del paesaggio non riflette le inquietudini, il turbamento della vita.

Proprio come nella sua altra poesia “Forse un mattino andando in un’aria di vetro”, ci ritroviamo di fronte a una realtà che non esiste ed è come uno schermo che proietta immagini ma che, alla fine, non è nulla. “Qualche” uomo è come un uccello di mare, vola nel vuoto, insoddisfatto contemplando dal cielo la carcassa del mondo con gli occhi del poeta.

La foto l’ho scattata alla fine della quarta liceo, durante un viaggio con mio padre. Andammo in Perù per un congresso di medici e veterinari e una volta terminato, passammo qualche giorno nel mezzo della Foresta Amazzonica, oltre Iquitos, lontani dalla civiltà. Eravamo a bordo di una barca sul Rio delle Amazzoni, il cielo era coperto di nuvole ma un unico uccello volava nell’ aria osservando quello che lo circondava.

Guardava gli esseri umani sotto di lui, viaggiatori giunti in capo al mondo alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, che sono scappati dalla realtà di tutti i giorni. Forse di sé stessi o di quella felicità che possono solo immaginare ogni singolo giorno. E dei loro sogni, irraggiungibili e lontani come le nuvole che solcano il cielo insieme a quell’ essere, non rimane che un’immagine distante, irraggiungibile se non si è un uccello di mare. E si continua a credere in quell’ illusione che è allo stesso la consapevolezza che causa il mal di vivere, che i sogni siano così vicini, eppure così lontani. Nel cielo, come le nuvole.

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro sogni hallo le forme delle nuvole.

Charles Baudelaire


sabato 17 ottobre 2015

Come possono aiutarci gli axolotl? La ricerca sulla rigenerazione degli arti.


No, mentre scrivevo il titolo non mi sono addormentata sulla tastiera… Non avete mai sentito parlare degli axolotl?

Immagino di no, probabilmente molti di voi non immagino nemmeno di cosa si tratti. Iniziamo quindi parlando di questo strano animale.

L’ Ambystoma mexicanum, comunemente chiamato axolotl, è un anfibio della famiglia delle salamandre che si nutre prevalentemente di pesci e molluschi e vive nei pressi del lago Xochimilco, in Messico. Molto famoso come anfibio domestico e comunemente allevato, in natura è gravemente a rischio d’ estinzione. Il suo nome ha origini azteche e significa letteralmente “mostro”.


Questo strano e simpatico animale è un nostro lontano cugino, infatti ha diversi geni in comune con l’essere umano che nel corso della sua evoluzione è stato anche un anfibio. Sulla base di ciò, alcuni scienziati dell’AFIRM (Armed Forces Institute of Regenerative Medicine) stanno studiando quali geni usino gli axolotl e altri tipi di salamandra per far ricrescere gli arti, comparandoli con quelli che gli esseri umani usano per le ferite.

Nel caso delle salamandre, come anche per alcuni rettili ed echinodermi quali le stelle marine, quando subiscono un trauma e si ha la perdita di un arto o della coda, il corpo reagisce ricostruendo tessuti, nervi e vasi sanguigni che diventano poi una nuova estremità perfettamente utilizzabile.
Però probabilmente questo lo sapevate già, specialmente se come me siete cresciuti in campagna inseguendo e giocando con le lucertole.

Come funziona esattamente?

Dunque, le salamandre hanno la particolare abilità di rigenerare parti del corpo come arti, coda, occhi e parti del sistema nervoso centrale. Questa capacità è dovuta all’ espressione genica delle cellule durante il processo di rigenerazione.
Si ha quindi un responso rigenerativo immediato. Per prima cosa si forma uno strato di cellule epiteliali intorno alla ferita che inizia a mandare dei segnali ai tessuti circostanti. Insieme, un gruppo di cellule staminali e cellule simili locate nella zona della ferita, si differenziano per formare un nuovo arto creando inizialmente un blastema, ovvero un gruppo di cellule indifferenziate che si moltiplicano dando origine a organi e strutture primordiali.

Col tempo, queste cellule si differenziano in tessuti mesodermici ad esclusione però della spina dorsale che si forma grazie a un gruppo di cellule epiteliali dell’ependima spinale che circonda il midollo, ricostruendo il tessuto neurale.
Si formano poi gli strati più esterni dell’arto, i bordi che vengono successivamente riempiti con muscoli e ossa e le cellule continuano a inviare segnali finché non si sarà rigenerato completamente e le sue funzioni non saranno tornate normali.


Questo processo per le salamandre richiede diverse settimane o mesi, quindi non è così immediato e semplice come si pensa, ma potrebbe costituire un’importante svolta per la medicina rigenerativa degli esseri umani.

Ma perché proprio gli axolotl?

Queste salamandre, a differenza di molte altre, hanno la capacità di rigenerare tessuti del sistema nervoso centrale in maniera decisamente notevole e rapida. Pertanto la ricerca si basa principalmente su questa specie in particolare, dato che quella su ratti e altre specie finora ha dato scarsi risultati.
Negli esseri umani in particolar modo la ricerca sulla rigenerazione degli arti si basa principalmente sulle cellule staminali embrionali che, nei primi stadi dello sviluppo, non sono ancora differenziate e pertanto possono avere un grande potenziale.



Stavate tagliando una torta e accidentalmente –zac- vi siete affettati anche un dito? Nessun problema! Tanto prima o poi ricrescerà!

Sarebbe davvero notevole avere questa capacità. Peccato che da un punto di vista evolutivo gli animali che possiedono questa caratteristica rigenerativa siano apparsi sulla Terra molto prima di noi, cosa che limita per diverse ragioni i progressi. E peccato anche che questa ricerca sia condotta sotto finanziamento dell’esercito americano e abbia pertanto fini bellici.

Lo so, non mi sono dilungata troppo a spiegarvi ogni dettaglio, essendo questo un discorso non semplicissimo e non alla portata di tutti. Ma se siete curiosi e volete saperne di più, vi lascio qua di seguito diversi link per approfondire il discorso, che personalmente ho trovato molto interessanti! Spero solo che ve la caviate con l' inglese...

Se volete leggere uno studio specifico, questo è il link a un articolo scientifico relativo all’ espressione genica nel processo rigenerativo della spina dorsale negli axolotl.


E un altro sempre piuttosto specifico sulla rigenerazione degli arti.


Vi lascio anche un paio di video carini dove potrete scoprire di più sulle cose di cui vi ho appena parlato.


E grazie per aver letto questo articolo!!!

The science finction of yesterday happens to be a lot of the medicine of today. It is the imagination that allows us to seek these solutions that someday in the future become a reality.
Antony Atala, MD,AFIRM' s co-director


domenica 11 ottobre 2015

Tigrotto psicopatico con istinto omicida


Mentre lavoro per recuperare alcuni articoli che scrissi nel mio vecchio blog, ma che sono rimasti sul mio vecchio pc ormai tristemente deceduto, vi racconto la storia di alcuni esseri che rallegrano la mia vita. Almeno per oggi che è domenica vi salvo dai miei deliri mistici su temi più seri! Quindi vi racconterò di Johnny!


Era una domenica pomeriggio di fine settembre e mi ritrovavo in un paesino fuori dalla mia città. Avevo passato la mattina a studiare con delle mie compagne di università in previsione di un esame e ormai era arrivata l’ora di andare a prendere il treno e tornare a casa. Era una bellissima giornata, non troppo calda, così decisi di fare due passi fino alla fermata successiva in modo da sgranchirmi le gambe in mezzo agli aranci.
Dopo qualche minuto che camminavo però vidi qualcosa muoversi in mezzo alla strada, tra le macchine che passavano senza curarsene. Era un microscopico gattino terrorizzato, che rischiava di essere investito. Decisa a salvarlo, presi la mia giacchetta e mi catapultai in mezzo alla strada cercando di non farmi cilindrare da qualcuno. Per fortuna riuscii a prendere il micino e a portarlo via con me. Era davvero piccolissimo e tremava parecchio. Così senza neanche pensarci decisi di tornare a casa di una mia amica per chiederle aiuto, siccome era il posto più sicuro e vicino dove lo potessi portare. Arrivata da lei ci rendemmo conto che il povero gattino avrà avuto nemmeno un mese di vita ed era fortemente denutrito, pieno di pulci e molto disidratato.

Decidemmo così di metterlo al caldo in una scatolina in modo che potessi portarlo a casa mia senza troppi problemi, dato che nella casa dove vive questa mia compagna di corso non le è consentito tenere animali. Ma rimaneva un grande problema: dargli da mangiare. Era chiaro che fosse ancora troppo piccolo per mangiare cibo solido e dare il latte di mucca che beviamo tutti noi la mattina è fortemente sconsigliato, perché l’avrebbe fatto vomitare.
Per fortuna ero a conoscenza di un negozio per animali dietro casa mia che la domenica è aperto, così, di strada, decisi di fermarmi per prendergli del latte apposito per gatti. E così il microscopico micio arrivò a casa mia sano e salvo.

Dopo essersi fatto un mega scorpacciata di latte e cibo arricchito con minerali e proteine specifico per il ricovero di felini, bisognava portarlo dal veterinario. Come fare se la domenica sono tutti chiusi? Mi toccava aspettare il lunedì.
Così il giorno dopo lo portai insieme a qualche mia amica nell’ ospedale veterinario della mia facoltà, facendo morire di tenerezza tutte le persone che vedevano questa pallina di pelo arancione miagolante.

-         -     Dovrebbe avere meno di 3 settimane… è un maschietto… pesa 420 gr, ohh ma che carino! -  ci disse la veterinaria.

Dopo avergli dato pastiglie per i vermi, Frontline per le pulci che probabilmente costituivano
metà del suo peso, me lo riportai a casa e fu l’inizio della mia prima esperienza da mamma-gatto.

Ricordarsi di dargli da mangiare almeno 4-5 volte al giorno, tenerlo al caldo, non fargli mettere in bocca qualunque cosa gli capiti a tiro, non farlo arrampicare in posti strani e fare attenzione a non spiaccicarlo. Una delle cose che mi ha fatto più tenerezza di questo micio è stato il fatto che tra me e le mie 3 compagne di università che mi hanno aiutato e se ne sono prese cura, abbia scelto me come “mamma” senza nemmeno esitare un attimo.
Mi insegue ovunque, si addormenta sempre vicino o su di me, chiede espressamente coccole e adora i miei bacetti sul muso, diventando inerte, caldo e molliccio quando inizio a riempirlo di tenerezze.

Ma dunque perché questo articolo si intitola “Tigrotto psicopatico con istinto omicida”? Beh per prima cosa, questo micio pulcioso mi ricorda tremendamente Hobbes, la tigre di peluches del fumetto “Calvin e Hobbes”. Secondo è un micio psicopatico per davvero.

Oltre ai numerosi attentati ai miei calzini e al fatto che i miei capelli costituiscano per lui una delle più deliziose invenzioni culinarie, uno dei giochi più divertenti oltre “mangiamo i piedi e le mani di Anna” è costituito da “facciamo gli agguati nel sonno alla mamma perché ho fame”. Così a orari che variano dall’ 1 alle 7 del mattino mi trovo una palla di pelo che salta o si siede sulla mia faccia miagolando e toccandomi con le zampette per farmi svegliare e farsi dare della pappa prima di tornare a dormire al calduccio vicino a me.

Perché si chiama Johnny però?

Escludendo il fatto che io e i miei amici lo abbiamo ribattezzato “little gangster”, l’idea originale era di chiamarlo Pumkin (dall’ inglese “zucca”), ma non è un nome da gatto. Così le mie tre amiche che mi hanno aiutato hanno iniziato a proporre svariati nomi assolutamente assurdi e orrendi come Loki, Pussy e la traduzione di “passera” in svedese che il mio cervello si rifiuta di ricordare. Le mie proposte erano Mr Bean e Ravel, ma sono state bocciate, così ho proposto Johnny ed è stato accettato.

- “Ahhhh da Johnny Bravo/Johnny Depp!!!” penserete voi.

In realtà non so nemmeno io perché mi sia venuto in mente, ma mio cugino mi ha ricordato di John di The Mentalist.
John il Rosso, il più terrificante e psicopatico serial killer che ci sia in questa serie. Direi dunque che la sua variante Johnny si addice a pennello a questa piccola bestia di Satana.


E quindi ecco a voi il mio piccolo gatto! Salvato dalla strada e con una mamma che se ne prende cura e lo riempie di cibo e coccole. Direi che è stato fortunato :)